Il signore invisibile delle paludi

scritto da giorgiog1
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Testo: Il signore invisibile delle paludi
di giorgiog1

È pieno inverno, sono nudi gli alberi/ Si rompe il ghiaccio tra le canne dello stagno/dove sbatte le ali il tarabuso/e allungando il collo schiamazza alla luna" -  Oscar Wilde.
"Il tarabuso ha forza e coraggio, dimodoché sa ben difendersi dal falco e dà piccoli mammiferi predatori: appunto come un lanciere ei si schermisce presentando sempre al nemico l'acuto suo becco, e se quello imprudentemente troppo si accosta, allungando impetuosamente il collo con forza lo ferisce di punta." Così scrive il Savi.
Il tarabuso ( Botaurus stellaris ), appartenente all’ordine dei Ciconiformi e alla famiglia degli Ardeidi, è una presenza tanto elusiva quanto affascinante.
In Inglese bittern, in francese Butor étoilé, in spagnolo Avetoro comùn, in tedesco Grosse rohrdommel.
A Siena lo chiamano toro marino, a Varese mangiaran, in Sardegna - caboni de canna o boi forraiu (bue fornaio), in Sicilia, capuni di margi.
Il piumaggio giallo fulvo, finemente barrato di bruno, lo rende quasi indistinguibile dal canneto. Quando si immobilizza con il collo teso verso l’alto, la sua figura si dissolve nella trama verticale delle Phragmites: un’arte del mimetismo che sembra confermare l’intuizione di Wilde, come se l’animale fosse un gesto pittorico nascosto nella natura stessa.
Solitudine e discrezione sono la sua peculiarità. Non si posa sugli alberi, vola basso e silenzioso, si muove solo quando costretto. Di giorno resta immobile tra le erbe palustri; con il buio, scivola nell’acqua in cerca di anfibi e piccoli rettili. 
Le sue tecniche di caccia sono due: l’attesa assoluta, con il becco inclinato verso l’acqua, e il lento avanzare tra le ombre, favorito dalla visione binoculare rivolta verso il basso.
Il maschio si riconosce dal celebre “buu”, un muggito cupo udibile a oltre un chilometro. Un tempo, quella voce profonda era interpretata come un presagio di sventura: un suono che sembrava provenire dall’oltretomba, rimbombando nelle notti calme dei paduli.
Oggi sappiamo che è una vocalizzazione a bocca chiusa, prodotta dal flusso d’aria nei sacchi aeriferi, ma il suo fascino arcaico resta intatto.
In Italia il tarabuso è raro, signore discreto delle zone umide. Le coppie nidificanti sono stimate tra le cento e le centocinquanta, ma la sua natura elusiva rende difficile ogni censimento.
Le popolazioni più consistenti si trovano nelle regioni centro settentrionali, dall’Umbria al Friuli Venezia Giulia, con siti cruciali come le Valli di Comacchio, i laghi di Mantova, le lagune di Grado e Marano, la palude di Massaciuccoli. 
D’inverno, il numero degli individui aumenta grazie ai migratori provenienti dall’Europa centro settentrionale e baltica.
Nidifica nei canneti fitti, costruendo nidi di stecchi ben distanziati. La femmina depone cinque o sei uova bianco verdastre; il maschio, collaborativo a metà, spesso si allontana alla ricerca di un’altra compagna. I giovani si involano dopo un mese, ma restano dipendenti fino al secondo.
Il tarabuso evita le acque acide e i boschi troppo fitti: predilige gli stagni di pianura, con vegetazione densa e acque tranquille. La sua presenza è un indicatore prezioso della salute degli ecosistemi umidi.
Per questo, pur non essendo in declino, resta una specie protetta: la sua sopravvivenza dipende dalla conservazione dei canneti, dalla qualità dell’acqua, dalla tutela di anfibi e pesci che costituiscono la sua dieta.
Preservare il tarabuso significa preservare un intero paesaggio sonoro e visivo: il respiro lento delle paludi, il fruscio delle canne, il gelo che si incrina, la voce profonda che attraversa la notte.
Oscar Wilde, osservando la natura nel suo rigore invernale, scrisse che “la Natura imita l’Arte”: e davvero, davanti a questo uccello che si fa scultura vivente, pennellata mimetica, figura che emerge e scompare, si ha l’impressione che il canneto stesso stia recitando una parte.
Come non essere d'accordo, a costo di sembrare ripetitivi, ricordiamo che la natura non è solo un insieme di forme, ma un linguaggio che imita l’arte e la supera, trasformando ogni creatura in un frammento di poesia vivente.

Il signore invisibile delle paludi testo di giorgiog1
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